Isis, il massacro di Deir Ez-zor

FRANCE-BRITAIN-EUROPE-MIGRANTSDuecentottanta civili giustiziati, quattrocento donne e bambini sequestrati, forse per usarli come “scudi umani”. Sono questi i numeri del massacro dell’Isis a Deir Ez-zor, città dell’omonima provincia orientale siriana, ricca di petrolio e confinante con l’Iraq. Una mattanza per punire le famiglie di soldati e miliziani siriani, che combattono per il regime di Bashar al-Assad. Intanto a Kabul si aprono i colloqui per la pace a cui partecipano Afghanistan, Usa, Cina e Pakistan, alla ricerca di un difficile dialogo con i Talebani

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Ginevra, Assad partecipa da una posizione di forza

assadConfermata la data per i colloqui di pace sulla Siria: sarà il 25 gennaio a Ginevra. Il regime di Assad partecipa da una posizione di forza. Da quando sono arrivati gli alleati russi in aiuto tutto è andato liscio per Damasco. Il regime si sente forte e accetta di sedersi alla tavola dei negoziati con un’opposizione frammentata e distrutta. Non solo, il ministro degli esteri al-Mouallam chiede persino un’opposizione di suo gradimento per continuare il dialogo. Non poteva andare meglio per Assad. Le potenze internazionali sono disposte a chiudere un occhio e a dimenticare le responsabilità del Rais siriano in questo conflitto che ha causato più di 260 mila morti e milioni dei rifugiati. Dopo cinque anni di guerra si può dire che gli elementi che indicano la fine della partita non mancano, anche se la complessità del conflitto e il ruolo delle potenze straniere lasciano sempre spazio a sorprese dell’ultima ora

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L’Isis lancia un avvertimento ad Erdogan

ISTANBUL, TURKEY - JANUARY 12: Turkish police secure the area after an explosion in the central Istanbul Sultanahmet district on January 12, 2016 in Istanbul, Turkey. At least 10 people have been killed and 15 wounded in a suicide bombing near tourists in the central Istanbul historic Sultanahmet district, which is home to world-famous monuments including the Blue Mosque and the Hagia Sophia. Turkish President Erdogan has stated that the suicide bomber was of Syrian origin. (Photo by Can Erok/Getty Images)

Photo by Can Erok/Getty Images

La bomba esplosa nel cuore turistico di Istanbul potrebbe essere un avvertimento al presidente turco Erdogan che si appresta a controllare con ingenti forze la linea di frontiera tra il suo paese e la Siria, in un’area ormai controllata da forze curde. La situazione sul terreno costringe la Turchia ad uscire dall’ambiguità e a prendere posizione contro un Isis indebolito e in crisi. In Siria come in Iraq lo Stato Islamico reagisce alle sconfitte territoriali ricorrendo alla vecchia tattica del terrorismo suicida. In Siria come in Iraq i Curdi approfittano del vuoto lasciato dai Jihadisti in crescente difficoltà per affermare al propria autonomia. In Iraq, tra la regione autonoma del Kurdistan ed il resto del paese sta sorgendo una frontiera fortificata che potrebbe preludere ad una vera e propria secessione.

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Siria: la fame come arma di guerra

A Syrian child eats a fruit on the outskirts of the besieged rebel-held Syrian town of Madaya, on January 11, 2016, after being evacuated from the town. Dozens of aid trucks headed to Madaya, where more than two dozen people are reported to have starved to death, after an outpouring of international concern and condemnation over the dire conditions in the town, where some 42,000 people are living under a government siege. / AFP / LOUAI BESHARA (Photo credit should read LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)

Un bambino siriano mangia un frutto alla periferia della città assediata di Madaya dopo essere stato evacuato. LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)

 

Arrenditi o muori di fame! Intere città lasciate per mesi senza nulla, cibo, medicine, elettricità e acqua. Convogli di rifornimenti intercettati da milizie e rivendute a prezzi astronomici ai civili. Morti per fame o mancanza di cure a centinaia. Una colonna di aiuti della mezzaluna rossa è entrata a Madaya, altre due stanno portando aiuto nelle zone sciite a nord. Il mondo esterno sta  iniziando a penetrare questi fortini della sofferenza, le atrocità nascoste di questa guerra vengono alla luce, è un segno di ritorno alla normalità? C’è ancora molto da fare, dicono le Nazioni unite, siamo solo all’inizio. 400mila gli abitanti di villaggi assediati, circa 4 milioni quelli di zone isolate e tagliate fuori dalle vie di comunicazione. Quando tutto sarà finito che paese sarà divenuto la Siria? L’Onu teme che resterà per anni un enorme campo profughi bisognoso di tutto.  Continua a leggere

L’eterna insurrezione irachena

(STRINGER/AFP/Getty Images)

Le forze dell’Isis scacciate da Ramadi e da altri centri iracheni non scompaiono ma entrano in clandestinità. Il rischio è che alimentino una nuova ondata di attentati terroristici che riporti il paese agli anni peggiori dell’insurrezione contro la presenza occidentale, in un groviglio reso ancora più velenoso dal conflitto tra sciiti e sunniti, tra Iran e Arabia Saudita, che proprio in Iraq può trovare un fertile terreno di gioco. Intanto nei corridoi dei palazzi di Baghdad è in corso un braccio di ferro perché non a tutti piace l’assegnazione dell’appalto per riparare la diga di Mosul ad una ditta italiana. In Siria le forze curde hanno ormai pieno controllo delle principali vie di accesso nel paese dalla frontiera turca. A sud di Damasco, un convoglio umanitario è in viaggio per salvare dalla morte per fame la città assediata di Madaya. Continua a leggere

Ginevra, Governo Damasco pronto a partecipare ma alle sue condizioni

Walid al-Moallem, Staffan de MisturaLa Siria è pronta a partecipare ai colloqui di pace di Ginevra, ma pone le sue condizioni: conoscere le liste dei gruppi di opposizione che siederanno al tavolo previsto per il 25 gennaio. Intanto restano accesi i toni tra Iran e Arabia Saudita, dopo che Ryad ha annunciato nuove “misure” verso Teheran, che da parte sua ha invitato il regno a “seguire la via della ragione”. E oggi i ministri degli Esteri della Lega Araba si incontreranno al Cairo per discutere della crisi diplomatica tra i due Paesi. Continua il caos in Libia, aggravato dall’attacco alla principale centrale elettrica di Bengasi, e arriva la notizia dell’uccisione in Iraq di uno dei vice di Al-Baghdadi, al-Obeidi

 

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Tensioni Arabia Saudita-Iran, perché giocano a favore dei jihadisti

iranCoincidendo con il periodo dei saldi, l’Arabia Saudita ha abbassato il prezzo del petrolio per suoi clienti europei, un gesto che sembra diretto contro il suo rivale storico, anche sui mercati petroliferi, l’Iran. La tensione tra queste due potenze regionali allontana la possibilità di trovare una soluzione ai conflitti dell’area. La Siria rappresenta il campo di battaglia per eccellenza in cui si manifesta la rivalità tra gli Ayatollah e i sauditi. L’Iran sostiene Assad e l’Arabia Saudita partecipa alla coalizione internazionale, guidata dal suo alleato storico, gli Stati Uniti. Per la prima volta in quattro anni, i due paesi nemici si erano incontrati due mesi fa intorno allo stesso tavolo per i colloqui di pace a Vienna. L’obiettivo era trovare una soluzione politica alla crisi, l’unico modo per combattere efficacemente i jihadisti dell’Isis. Con gli sviluppi degli ultimi giorni è diventato difficile immaginare posizioni flessibili tra le due potenze regionali, in particolare sulla questione del futuro di Bachar al-Assad. Questa situazione gioca a favore dei jihadisti

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Il 2016, l’Isis e la minaccia del jihadismo globale

RIsisispetto ad un anno fa il territorio dello Stato Islamico si è ridotto del 14 per cento e si estende ora su 78 mila chilometri. In Siria, le forze della coalizione curdo- araba sono ad una ventina di km da Raqqa, quartier generale dei jihadisti e anche in Iraq prevale un certo ottimismo (anche se ieri i jihadisti hanno attaccato una basa a Ramadi). Ma smantellare il califfato in Siria e Iraq potrebbe tradursi in un inasprimento del terrorismo jihadista a livello internazionale e spingere l’Isis a ripiegare su un modello più tradizionale, simile a quello di Al Qaeda. Intanto dopo 25 anni l’Arabia Saudita riapre l’ambasciata a Baghdad. Segno di distensione che apre la strada ad una maggiore cooperazione nella lotta all’Isis.

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Dopo Ramadi, Mosul. Dieci leader Isis uccisi a dicembre

Iraq, Ramadi, Al-Abadi

Iraq, Ramadi, Al-Abadi

Dopo aver issato la bandiera irachena su Ramadi ora si punta a riconquistare Mosul. Nella Sinjar liberata, intanto, tensioni tra le varie fazioni curde. Il portavoce della coalizione anti Isis, l’americano Steve Warren, fa sapere che nel mese di dicembre sarebbero stati uccisi dieci capi del sedicente Califfato. Tra questi anche Souleyman, legato agli attentati di Parigi. Frizioni tra Iran e Stati Uniti in seguito ad un incidente nello stretto di Hormutz, passaggio cruciale per le navi militari impegnate nella lotta all’Isis. Attentato in Dagestan, epicentro della rivolta islamica in Russia. Dalla regione sono partiti circa 3 mila soldati per unirsi all’Isis. Arrestati in Turchia due kamikaze, volevano colpire Ankara a Capodanno.

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L’importanza di riprendere Ramadi

La bandiera irachena sventola nel centro di Ramadi

La bandiera irachena è tornata a sventolare nel centro di Ramadi, ma gli scontri continuano e i miliziani dell’Isis controllano ancora il trenta per cento della città. Ora Baghdad punta a riconquistare Hit, Falluja e Mosul. Per il premier Al Abadi il 2016 “sarà l’anno della sconfitta definitiva dell’Isis”. La “coalizione islamica” al centro dei colloqui tra il presidente turco Erdogan e il re dell’Arabia Saudita. Gli Usa accusano la Russia: un errore il raid che ha ucciso il capo dei ribelli siriani Zahran Alloush. L’arco del tempio di Bel a Palmira “sorgerà” a Trafalgar Square

 

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