La lista dell’Isis

IsisIndirizzi, numeri di telefono, legami personali. Più di 22.000 nomi, per il 70 per cento arabi, ma anche americani, francesi, tedeschi e inglesi. Una lista consegnata da un ex membro dello Stato Islamico, che avrebbe abbandonato il gruppo jihadista, all’emittente britannica Sky News. Questionari, 23 domande per i potenziali tagliagole, che comprenderebbero quesiti sul gruppo sanguigno, sul “livello di comprensione della sharia”. Tra queste anche la possibilità di scegliere se si
preferisce essere usati come attentatori suicidi, soldati o in un altro ruolo. Si chiede inoltre di fornire i dettagli di qualsiasi “esperienza jihadista fatta in precedenza”.
A sottrarre i file in una pennetta elettronica al capo della sicurezza interna del Califfato sarebbe stato un “pentito” dell’Isis, un ex miliziano anti Assad. Secondo il “pentito”, il sedicente Stato Islamico avrebbe abbandonato il suo quartier generale a Raqqa e si starebbe spostando verso il deserto. Sul tema dell’emergenza migranti, mentre la Merkel invoca ancora una volta il supporto di Ankara, personaggi politici di area conservatrice, come l’ex presidente Sarkozy e il leader Csu Manfred Weber, criticano la “resa” dell’Ue alla Turchia lunedì scorso a Bruxelles, e puntano il dito in particolare sull’accelerazione dell’abolizione del visto per i turchi che viaggiano nell’area Schengen. Un accordo così ambizioso che in molti ritengono impossibile da attuare

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Strage ad Homs

homsDecine di morti e feriti, un bilancio che sale ogni minuto che passa. Duplice attentato nella città di Homs, in Siria. Intanto Assad attacca l’Arabia Saudita, “principale finanziatore dei terroristi” insieme ad altri “80 Paesi”, che sosterrebbero il terrore “direttamente con il denaro, con il supporto logistico, inviando armi o combattenti” o attraverso “il sostegno politico in varie sedi internazionali”. E punta il dito contro la “manipolazione mediatica dell’Occidente” negando che il governo abbia ostacolo gli arrivi di aiuti umanitari. “Tra 10 anni – ha detto – sarò ricordato come colui che ha salvato il Paese”. E a proposito dei raid russi in Siria sostiene che non ci siano prove di civili colpiti: “sono invece gli americani che hanno ucciso molti civili nei raid nel nord del Paese”

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Dopo 5 anni di guerra e 300mila morti, al-Assad al tavolo dei negoziati detta le sue condizioni

SWITZERLAND-SYRIA-CONFLICT-UN-TALKSL’opposizione sta cercando di recuperare terreno, ma lo fa a tempo scaduto: questa è l’impressione che dà la situazione siriana. A Ginevra tutti cercano di posizionarsi, senza prendere in considerazione che il regime di al-Assad, con l’appoggio russo e iraniano, ha già concluso la battaglia a suo favore. Quello che si vede adesso sono solo manovre che possono aiutare alcune potenze regionali a uscire da questo conflitto con meno danni possibili. L’inviato speciale delle Nazioni Unite per la Siria Staffan de Mistura si è incontrato ieri a Ginevra con la delegazione del governo di Damasco. Oggi, teoricamente, tocca all’opposizione, anche se de Mistura non ha ancora fornito né un programma preciso dei colloqui né una lista dei partecipanti di detta opposizione. Sul campo di battaglia continua l’offensiva delle forze del regime contro i ribelli in varie aree nell’ovest del paese. Con il supporto dell’aviazione militare russa, i lealisti hanno colpito le linee di rifornimento dei ribelli nella città settentrionale di Aleppo, sotto attacco dalle prime ore di lunedì primo febbraio. Il Rais siriano ha capito dall’inizio che solo con la forza poteva rimanere al potere. Dopo cinque anni di guerra, quasi trecentomila morti e milioni di rifugiati, al-Assad si siede tranquillo al tavolo dei negoziati dettando le sue condizioni.

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A Roma la coalizione anti-Isis

Guerra all'Isis in Sira ed Iraq, la situazione sul terreno secondo The institute for the study of war

La situazione sul terreno secondo “The institute for the study of war”  fai click per ingrandire

Stiamo vincendo? L’Isis arretra in Iraq ma la sua capacità offensiva in Siria resta alta e incombe la presenza degli uomini di Al Baghdadi in una Libia che sta alla finestra per vedere se il governo ispirato dalle nazioni unite riuscirà ad insediarsi. La guerra in Siria non si risolverà rapidamente, questo è chiaro, devono tenerne conto i paesi confinanti, che ospitano già milioni i profughi, e l’Europa che potrebbe trovarsi a fronteggiare una nuova ondata di profughi in primavera Continua a leggere

Strage Isis a Damasco, mentre a Ginevra riprendono i colloqui in un clima di sfiducia

damascoÈ salito ad almeno 70 il bilancio delle vittime della strage dell’Isis compiuta ieri a Damasco. Tre esplosioni provocate da un’autobomba e due kamikaze hanno scosso la capitale siriana, mentre erano in corso a Ginevra i difficilissimi negoziati di pace sotto l’egida delle Nazioni Unite. Colloqui che oggi entrano nel vivo con gli incontri previsti nelle prossime ore, in stanze separate, dell’inviato Onu, Staffan De Mistura, con le delegazioni del regime e dell’opposizione siriana

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L’Iran di Rohani si rilancia in Europa. Italia in “pole position”

ROHANI DA MATTARELLA E RENZI, POI DA PAPA FRANCESCOPrima tappa europea a Roma per il presidente iraniano Hasan Rohani. In valigia anche l’agenda anti-Isis. L’Iran torna ad avere mano libera per aspirare al ruolo di superpotenza regionale mentre, con la fine delle sanzioni, tutti i paesi europei sono ai blocchi di partenza per fare affari con Teheran. Dal canto suo l’Unione europea lavora ad un patto tra i servizi segreti per fermare l’Isis. Nel vertice ad Amsterdam dei ministri dell’interno europei proposto un “Coordinamento fra servizi segreti”. Contro l’Isis si muovono anche Russia e Stati uniti. In una telefonata tra il ministro degli esteri Lavrov e il segretario di stato Kerry discusse le basi di un accordo sulla Siria. Intanto l’Isis progetta di contaminare le risorse idriche con la “tularemia”, una tossina ricavata dai roditori e si scopre che lo Stato islamico ricava 150 milioni di dollari l’anno dal contrabbando di petrolio verso la Turchia

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L'”inevitabile” intervento in Libia

Libia depositiMinacce di attentati in Italia se il nostro paese manderà truppe in Libia; notizie di scontri in quel paese per il controllo dei pozzi petroliferi. La posta in gioco è altissima: se il governo nato dal compromesso tra le tribù e benedetto dalle Nazioni unite non riuscirà a formarsi e ad entrare nel paese, l’intervento armato, dell’Italia in primis, diventerà “inevitabile” dicono all’Huffington post fonti diplomatiche. Intanto l’Isis avrebbe consolidato la sua presa sul paese nordafricano e avrebbe posto la sua capitale a Sirte. “Sono molte le voci incontrollate che arrivano dalla Libia in questi giorni”, commenta il ministro degli esteri Gentiloni. Intanto con gli attentati di Giakarta l’Isis conferma la sua capacità di proiezione globale e la sua maestria nel reclutare giovani truppe sulla rete. Leggendo Le Monde  scopriamo che 800 miliziani indonesiani combattono o hanno combattuto in Siria sotto le bandiere nere dell’Isis. Continua a leggere

L’Isis lancia un avvertimento ad Erdogan

ISTANBUL, TURKEY - JANUARY 12: Turkish police secure the area after an explosion in the central Istanbul Sultanahmet district on January 12, 2016 in Istanbul, Turkey. At least 10 people have been killed and 15 wounded in a suicide bombing near tourists in the central Istanbul historic Sultanahmet district, which is home to world-famous monuments including the Blue Mosque and the Hagia Sophia. Turkish President Erdogan has stated that the suicide bomber was of Syrian origin. (Photo by Can Erok/Getty Images)

Photo by Can Erok/Getty Images

La bomba esplosa nel cuore turistico di Istanbul potrebbe essere un avvertimento al presidente turco Erdogan che si appresta a controllare con ingenti forze la linea di frontiera tra il suo paese e la Siria, in un’area ormai controllata da forze curde. La situazione sul terreno costringe la Turchia ad uscire dall’ambiguità e a prendere posizione contro un Isis indebolito e in crisi. In Siria come in Iraq lo Stato Islamico reagisce alle sconfitte territoriali ricorrendo alla vecchia tattica del terrorismo suicida. In Siria come in Iraq i Curdi approfittano del vuoto lasciato dai Jihadisti in crescente difficoltà per affermare al propria autonomia. In Iraq, tra la regione autonoma del Kurdistan ed il resto del paese sta sorgendo una frontiera fortificata che potrebbe preludere ad una vera e propria secessione.

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L’eterna insurrezione irachena

(STRINGER/AFP/Getty Images)

Le forze dell’Isis scacciate da Ramadi e da altri centri iracheni non scompaiono ma entrano in clandestinità. Il rischio è che alimentino una nuova ondata di attentati terroristici che riporti il paese agli anni peggiori dell’insurrezione contro la presenza occidentale, in un groviglio reso ancora più velenoso dal conflitto tra sciiti e sunniti, tra Iran e Arabia Saudita, che proprio in Iraq può trovare un fertile terreno di gioco. Intanto nei corridoi dei palazzi di Baghdad è in corso un braccio di ferro perché non a tutti piace l’assegnazione dell’appalto per riparare la diga di Mosul ad una ditta italiana. In Siria le forze curde hanno ormai pieno controllo delle principali vie di accesso nel paese dalla frontiera turca. A sud di Damasco, un convoglio umanitario è in viaggio per salvare dalla morte per fame la città assediata di Madaya. Continua a leggere

Bruxelles, blitz vietati tra le 23 e le 5. Così Salah è riuscito a fuggire

Mentre in Marocco è il giorno della firma dell’intesa per un governo d’unità in Libia, dal Belgio arriva una notizia clamorosa: Salah Abdeslam, il terrorista protagonista degli attentati a Parigi del 13 novembre, ha evitato la cattura per una singolare legge in vigore in Belgio. “Non siamo riusciti ad arrestarlo anche perché il codice penale vieta le perquisizioni notturne”, ha detto il ministro della Giustizia belga. Intanto nel Mediterraneo continua la strage dei migranti: ieri al largo delle coste turche e greche recuperati i corpi di altri 6 bambini annegati

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