Siria, accordo a Monaco: cessate il fuoco entro sette giorni

monacoNon c’è bisogno di leggere tra le righe. Adesso i protagonisti del conflitto siriano iniziano a parlare chiaro. Dall’Arabia Saudita arrivano le dichiarazioni del portavoce della coalizione “sunnita” guidata da Riyadh che afferma: “la decisione di inviare truppe in Siria da parte dell’Arabia è irreversibile”.  E Mosca risponde: nel caso in cui siano mandate truppe di terra arabe e occidentali in Siria, l’esplosione di una “guerra mondiale” è un rischio. Parole del premier Dmitri Medvedev. Più tempo passa senza una soluzione seria del conflitto, più ci avviciniamo allo scontro finale tra le potenze regionali e internazionali. L’aiuto russo al regime di Assad è stato prezioso cambiando gli equilibri a favore del Rais ma l’opposizione non è stata sconfitta definitivamente. A Monaco e dopo una lunga notte di trattative è stato raggiunto l’accordo sulla Siria: le ostilità dovranno cessare entro sette giorni. A Mosca devono bastare per chiudere la faccenda definitivamente sul terreno

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L'”inevitabile” intervento in Libia

Libia depositiMinacce di attentati in Italia se il nostro paese manderà truppe in Libia; notizie di scontri in quel paese per il controllo dei pozzi petroliferi. La posta in gioco è altissima: se il governo nato dal compromesso tra le tribù e benedetto dalle Nazioni unite non riuscirà a formarsi e ad entrare nel paese, l’intervento armato, dell’Italia in primis, diventerà “inevitabile” dicono all’Huffington post fonti diplomatiche. Intanto l’Isis avrebbe consolidato la sua presa sul paese nordafricano e avrebbe posto la sua capitale a Sirte. “Sono molte le voci incontrollate che arrivano dalla Libia in questi giorni”, commenta il ministro degli esteri Gentiloni. Intanto con gli attentati di Giakarta l’Isis conferma la sua capacità di proiezione globale e la sua maestria nel reclutare giovani truppe sulla rete. Leggendo Le Monde  scopriamo che 800 miliziani indonesiani combattono o hanno combattuto in Siria sotto le bandiere nere dell’Isis. Continua a leggere

Tensioni Arabia Saudita-Iran, perché giocano a favore dei jihadisti

iranCoincidendo con il periodo dei saldi, l’Arabia Saudita ha abbassato il prezzo del petrolio per suoi clienti europei, un gesto che sembra diretto contro il suo rivale storico, anche sui mercati petroliferi, l’Iran. La tensione tra queste due potenze regionali allontana la possibilità di trovare una soluzione ai conflitti dell’area. La Siria rappresenta il campo di battaglia per eccellenza in cui si manifesta la rivalità tra gli Ayatollah e i sauditi. L’Iran sostiene Assad e l’Arabia Saudita partecipa alla coalizione internazionale, guidata dal suo alleato storico, gli Stati Uniti. Per la prima volta in quattro anni, i due paesi nemici si erano incontrati due mesi fa intorno allo stesso tavolo per i colloqui di pace a Vienna. L’obiettivo era trovare una soluzione politica alla crisi, l’unico modo per combattere efficacemente i jihadisti dell’Isis. Con gli sviluppi degli ultimi giorni è diventato difficile immaginare posizioni flessibili tra le due potenze regionali, in particolare sulla questione del futuro di Bachar al-Assad. Questa situazione gioca a favore dei jihadisti

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Sì di Damasco a trattare con l’opposizione

Walid Muallem (Gettymages)Per la prima volta Damasco si dice pronta a negoziare per una transizione politica in Siria. Pochi giorni dopo l’accordo all’unanimità del Consiglio di Sicurezza, dalla Cina il ministro degli esteri siriano, Walid Mouallem, ha confermato la partecipazione del regime “a condizione che non ci siano interferenze straniere”. Ovvio che questa dichiarazione è per il consumo interno. La guerra siriana è da molto tempo, se non dall’inizio, la sintesi di tutte le interferenze possibili da parte delle potenze regionali e internazionali. A questo livello, non si può pensare che siano il regime di Damasco e la frammentata opposizione siriana a indicare la via d’uscita dal conflitto. Anzi, al contrario di quello che il ministro desidera, l’unica speranza rimasta per chiudere cinque anni di guerra è esattamente una decisa e risoluta “interferenza straniera”. Continua a leggere

Siria, via libera alla risoluzione per l’inizio dei negoziati di pace

U.N. Special Envoy for Syria Staffan de Mistura, right, shows a copy of a Security Council resolution concerning Syria, during a press conference with Russian Foreign Minister Sergey Lavrov, left, and U.S. Secretary of State John Kerry, center, Friday, Dec. 18, 2015 at U.N. headquarters. The resolution was approved on vote during a meeting in the U.N. Security Council of foreign ministers. (AP Photo/Bebeto Matthews)

Dopo quasi cinque anni di guerra civile in Siria, per la prima volta l’Onu ha approvato all’unanimità una risoluzione sul cessate il fuoco e sull’avvio di un processo di pace. Un successo del segretario di Stato Kerry, ma la strada per attuare l’accordo raggiunto sulla carta è ancora in salita e sul futuro di Assad restano le divergenze tra Occidente e Russia. Resta aperto anche l’interrogativo su se e quali gruppi di ribelli prenderanno parte ai colloqui il mese prossimo, senza avere la garanzia dell’uscita di Assad, e su quali debbano essere considerati terroristici e quindi esclusi dalle trattative, tema su cui insiste Mosca

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