Crisi dei migranti, a Bruxelles il vertice dell’ultima chance

Greece MigrantsObiettivi più che ambiziosi. Tornare a Schengen e mettere fine alle politiche di lasciapassare dei migranti a ondate applicate finora dai paesi della “rotta dei Balcani occidentali”, rotta di cui oggi dovrebbe essere sancita la chiusura ufficiale. Sono questi i punti messi nero su bianco dal presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk, nella lettera di invito ai capi di stato per il vertice straordinario Ue-Turchia in programma oggi a Bruxelles. Incontro che in realtà mira ad assicurarsi una volta per tutte il sostegno di Ankara sul tema dei profughi e a verificare lo stato del piano di azione concordato a novembre scorso, in particolare per quanto riguarda gli accordi di riammissione dei migranti che non hanno diritto alla protezione internazionale e che hanno attraversato le frontiere illegalmente per recarsi in Europa lungo la rotta balcanica. La Turchia dovrebbe accettare anche di riprendere sul suo territorio i migranti salvati e raccolti nel Mar Egeo dalle missioni di Frontex e da quella della Nato. In cambio, oltre ai tre miliardi di euro in aiuti diretti per i 2,8 milioni di rifugiati nei campi profughi in Turchia, l’Ue promette ad Ankara di non richiedere più il visto, a partire dal prossimo novembre, ai cittadini turchi che viaggeranno nei paesi europei. Ma soprattutto Bruxelles vuole allontanare lo spettro di un’Europa in piena disgregazione e lo spettacolo degli ultimi giorni, dei 28 “in ordine sparso” sulla crisi migratoria. Resta da capire che spazio avranno i temi del rispetto delle libertà e dei diritti civili in Turchia, paese candidato ad entrare nell’Ue. 

“Serve un processo credibile di redistribuzione” ha ribadito Tsipras arrivando a Bruxelles. E resta ancora senza soluzione il non facile nodo delle “relocation” (la redistribuzione negli altri paesi membri di 160 mila richiedenti asilo da Italia e Grecia) e il meccanismo volontario dei “resettlement”, i reinsediamenti in alcuni paesi Ue di alcune migliaia di rifugiati prelevati direttamente dai campi profughi nei paesi terzi.

Intanto Human Rights Watch denuncia: “la Turchia non è un Paese sicuro per rifugiati e richiedenti asilo”.  Al confine turco-siriano, sostiene l’organizzazione, ci sono decine di migliaia di persone bloccate che rischiano la vita. E Oxfam Italia: “I leader europei sembrano essersi completamente dimenticati che stiamo parlando di persone e famiglie in fuga da guerre, abusi, fame e povertà: sono loro che dovrebbero essere protetti, non i confini europei”.

E a pochi giorni dalla ripresa dei negoziati per la Siria, il premier Davutoglu potrebbe cogliere l’occasione per ribadire la richiesta di creare una zona cuscinetto nel Paese, sotto protezione internazionale, a ridosso della frontiera turca, in cui far affluire e raccogliere i profughi del conflitto. Erdogan ha cominciato a ventilare persino l’ipotesi di costruire una vera e propria città ex novo, con infrastrutture ben funzionanti, per accogliere i profughi, senza che siano costretti ad attraversare la frontiera e alimentare i flussi verso la Turchia e l’Europa. La questione, almeno ufficialmente, non è mai stata presa davvero sul serio dagli europei (mentre forse comincia a suscitare qualche interesse negli Usa), ma questo vertice è quasi certamente un’occasione che Davutoglu non si lascerà sfuggire.

E se la tregua tiene, dalla roccaforte del sedicente Stato Islamico, Raqqa, sembrano arrivare segni di disgregazione. Sarebbe in corso una rivolta contro il dominio dell’isis, secondo Rt che cita fonti sul territorio e le testate Alalam e Hamrin. Dopo giorni di scontri, che avrebbero provocato decine di morti, circa “200 miliziani dell’isis” avrebbero deciso di “sostenere la popolazione locale” spingendo i terroristi a organizzare dei “posti di blocco all’ingresso della città”. I cittadini di Raqqa avrebbero così conquistato cinque quartieri, e sostituito alla bandiera nera quella siriana.

Onu, fallito il tentativo russo di risoluzione sull’integrità della Siria

Vladimir PutinSi è concluso con un nulla di fatto il tentativo russo di far approvare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu una risoluzione sul rispetto dell’integrità territoriale e la sovranità della Siria. Una mossa per sostenere la sovranità territoriale di Damasco contro l’ingerenza di Ankara. A bloccare la bozza Stati Uniti e Francia che, come la Russia, detengono il potere di veto. Secondo l’ambasciatore francese Francois Delattre il sostegno russo ad Assad non ha fatto altro che aumentare le tensioni, mentre la collega americana, Samantha Power, ha accusato Mosca di voler “creare diversivi”.  Intanto Obama cerca una mediazione, e chiede ad Ankara e al Pkk “prove di moderazione”, e alla Russia e ad Assad di fermare il fuoco contro le forze di opposizione moderate. Oggi gli esperti dell’International Syria Support Group (Issg) si incontreranno a Ginevra. Alla vigilia dell’ingresso nel sesto anno della sanguinosa guerra civile, le speranze di pace sono più flebili che mai

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Siria: la fame come arma di guerra

A Syrian child eats a fruit on the outskirts of the besieged rebel-held Syrian town of Madaya, on January 11, 2016, after being evacuated from the town. Dozens of aid trucks headed to Madaya, where more than two dozen people are reported to have starved to death, after an outpouring of international concern and condemnation over the dire conditions in the town, where some 42,000 people are living under a government siege. / AFP / LOUAI BESHARA (Photo credit should read LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)

Un bambino siriano mangia un frutto alla periferia della città assediata di Madaya dopo essere stato evacuato. LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)

 

Arrenditi o muori di fame! Intere città lasciate per mesi senza nulla, cibo, medicine, elettricità e acqua. Convogli di rifornimenti intercettati da milizie e rivendute a prezzi astronomici ai civili. Morti per fame o mancanza di cure a centinaia. Una colonna di aiuti della mezzaluna rossa è entrata a Madaya, altre due stanno portando aiuto nelle zone sciite a nord. Il mondo esterno sta  iniziando a penetrare questi fortini della sofferenza, le atrocità nascoste di questa guerra vengono alla luce, è un segno di ritorno alla normalità? C’è ancora molto da fare, dicono le Nazioni unite, siamo solo all’inizio. 400mila gli abitanti di villaggi assediati, circa 4 milioni quelli di zone isolate e tagliate fuori dalle vie di comunicazione. Quando tutto sarà finito che paese sarà divenuto la Siria? L’Onu teme che resterà per anni un enorme campo profughi bisognoso di tutto.  Continua a leggere

Nel 2015 l’Isis ha perso il 30% del suo territorio

Belgium searching for two new suspects linked to Paris attacksMentre gli inquirenti belgi ritengono di aver identificato i due uomini che da Bruxelles coordinarono gli attacchi di Parigi, la coalizione a guida americana fa sapere che nell’ultimo anno l’Isis ha perso circa il 30% del territorio che controllava tra Siria ed Iraq. In Europa intanto, sotto la pressione delle centinaia di migliaia di profughi che stanno cercando di raggiungere il Vecchio Continente, scricchiola l’accordo di Schengen e con questo la libera circolazione dei cittadini all’interno dell’Unione. A Bruxelles è in programma oggi un vertice dopo che Svezia e Danimarca, ultime in ordine di tempo, hanno deciso di reintrodurre i controlli alla frontiera. Non scema, infine, la tensione tra Iran ed Arabia Saudita scatenata dall’esecuzione dello sceicco sciita Nimr al Nimr con Teheran che ha vietato i pellegrinaggi a La Mecca.

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Bruxelles, blitz vietati tra le 23 e le 5. Così Salah è riuscito a fuggire

Mentre in Marocco è il giorno della firma dell’intesa per un governo d’unità in Libia, dal Belgio arriva una notizia clamorosa: Salah Abdeslam, il terrorista protagonista degli attentati a Parigi del 13 novembre, ha evitato la cattura per una singolare legge in vigore in Belgio. “Non siamo riusciti ad arrestarlo anche perché il codice penale vieta le perquisizioni notturne”, ha detto il ministro della Giustizia belga. Intanto nel Mediterraneo continua la strage dei migranti: ieri al largo delle coste turche e greche recuperati i corpi di altri 6 bambini annegati

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Mosul, l’Italia manda 450 uomini a difesa della più importante diga dell’Iraq

Renzi annuncia l’invio di un contingente militare, insieme agli Usa, per proteggere i lavori sull’importante infrastruttura che si trova in una zona contesa dai jihadisti. L’appalto per i lavori di messa in sicurezza della diga alla ditta italiana Trevi. Intanto l’Arabia Saudita lancia la coalizione islamica anti-Isis cui aderiscono 33 Paesi: non c’è l’Iran, ma lo Yemen. Il presidente russo e il segretario di Stato Usa: “Insieme possiamo fare la differenza”.

 

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Stato Islamico, 30mila foreign fighters e 80milioni di dollari di entrate al mese

Isis: Mosca, Erdogan è coinvolto in traffico petrolioL’Isis può contare su entrate mensili per 80 milioni di dollari, rendita che arriva in gran parte da tassazioni e vendite di petrolio e gas, mentre il numero dei foreign fighters nelle sue fila è quasi triplicato negli ultimi 18 mesi. E’ quanto si afferma nei rapporti di due autorevoli centri studi americani, mentre Amnesty International sottolinea che il ‘Califfato’ ha nel suo arsenale armi provenienti da 25 Paesi.

 

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Segretario alla difesa Usa: in Iraq combatteranno forze speciali

Si annuncia acceso il lungo dibattito previsto oggi alla Camera dei Comuni britannica per decidere sull’intervento militare in Siria, dopo che il premier Cameron ha accusato il leader Labour Corbyn, contrario ai raid, di simpatizzare con i terroristi. Intanto sul Times l’ambasciatore saudita definisce un insulto l’accusa, rivolta da Corbyn a Riad, di sostenere l’Isis. Il segretario alla Difesa americano Carter annuncia che forze speciali di terra interverranno in Iraq, e il primo ministro iracheno ribatte: non abbiamo bisogno di un dispiegamento sul terreno di truppe straniere e qualsiasi loro presenza deve avvenire con l’approvazione e in coordinamento con Baghdad. Mosca accusa Erdogan e la sua famiglia di essere coinvolti in traffici illegali di petrolio e armi con l’Isis: “Abbiamo le prove”
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Corbyn ai laburisti: sulla guerra libertà di coscienza

Il Regno unito ad un passo dalla guerra. Il leader laburista Corbyn ha dato ai suoi libertà di coscienza in vista del voto di domani in parlamento.  Secondo il daily mail 6 cacciabombardieri sono già in volo verso la base di Cipro. Anche il governo tedesco approva missione militare di Berlino, che però non parteciperà direttamente ad azioni contro l’Isis. La coalizione anti Isis in Iraq ha distribuito volantini a Ramadi chiedendo alla popolazione di mettersi in salvo in vista dell’attacco imminente. L’Italia prende molto sul serio il rischio che pezzi importanti dell’organizzazione del califfato si rifugino in Libia, dice il ministro Pinotti.

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Obama e Putin 30 minuti faccia a faccia a Parigi

 

siria aereo militare russo

Incontro bilaterale di 30 minuti tra Putin ed Obama a Parigi. “Si alla soluzione politica ma Assad se ne deve andare”, dice a Putin il presidente americano. In Europa invece oltre alla Francia anche la Germania ipotizza di coinvolgere le truppe di Assad nella lotta all’Isis. Aereo russo abbattuto: la Turchia non si scusa mentre Israele rivela che aerei russi sconfinano frequentemente nello spazio aereo dello stato ebraico, “non per questo li abbattiamo” dice il ministro della difesa. Secondo il Guardian truppe USA combattono da mesi a fianco dei Peshmerga nel nord dell’Iraq anche se il pentagono nega.  Continua a leggere