L’appello a una Siria federale divide il tavolo di Ginevra

UN Special Envoy of the Secretary-General for Syria Staffan de Mistura (L) speaks with former Syrian deputy prime minister Qadri Jamil (R) and Syria's regime-tolerated opposition in Geneva on March 16, 2016 during a new round of negotiations of Syrian peace talks at the UN headquarter. / AFP / AFP AND POOL / PHILIPPE DESMAZES (Photo credit should read PHILIPPE DESMAZES/AFP/Getty Images)

“La Siria è stata una nazione unita per secoli” con queste parole Bashar al Jaafari, rappresentante di Assad al tavolo di Ginevra, ha respinto l’appello lanciato ieri dai Curdi per una Siria Federale, proposta che ha il vantaggio, però, di essere l’unica realistica, a parte una catastrofica spartizione del paese. Le Nazioni unite, consapevoli che nessuna fazione è in grado di vincere la guerra da sola, si affidano alla Russia ed agli Stati uniti perché convincano le parti a mantenere un atteggiamento costruttivo. Il ritiro russo, per come è stato presentato dal Cremlino,  ha rappresentato una doccia fredda soprattutto per Assad oltre ad una apertura di dialogo con il re Saudita. Dall’annuncio di Putin ad oggi gli aerei di Mosca hanno sorvolato le zone di guerra più volte ma non hanno effettuato bombardamenti. Un modo per ricordare agli avversari che possono tornare operativi in qualsiasi momento e a Damasco che senza l’appoggio russo il vecchio regime non è in grado né di vincere né di controllare il territorio. In questo contesto i colloqui di Ginevra riacquistano una funzione. Intanto si muove chi può mettere a segno dei colpi sul terreno. I Curdi hanno già avviato l’iter amministrativo per unificare i cantoni del Rojava, la Siria settentrionale, in una unica giurisdizione. Nel frattempo le forze dell’YPG continuano a scontrarsi con l’Isis ma hanno anche ingaggiato battaglia con una guarnigione pro Assad all’interno del loro territorio. La Turchia osserva con estrema preoccupazione e gioca le sue carte sul terreno della diplomazia cercando di rendersi indispensabile all’Unione europea nella gestione dei profughi. Per gli americani, in ultima analisi, i Curdi rappresentano l’unico esercito in grado di attaccare la roccaforte dell’Isis di Raqqa. Continua a leggere

Siria divisa in tre, il piano di Mosca

homs1Una repubblica federale, divisa in tre parti, tra sunniti, curdi e governo siriano di Assad, in base a criteri etnico-religiosi. L’ipotesi di Mosca per la nuova Siria trapela dalle parole del viceministro russo agli Esteri Riabkov. Un piano che includerebbe anche i curdi, che la Russia vuole siano inclusi nei negoziati. Uno scenario che ricorda quello emerso dagli accordi di Dayton  per la ex Jugoslavjia nel 1995. “È come la Polonia del 1939” commenta il leader druso Jumblatt. “Un pezzo a me e uno a te, ma la Siria non esiste più”. Il prossimo round di colloqui slitterà al 9 marzo, avverte l’inviato Onu De Mistura. Intanto Assad attacca Washington: le sanzioni imposte nel 2011 stanno provocando una catastrofe umanitaria

 

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Entrano a Damasco i primi convogli umanitari. Kerry ad Assad: stop a ostruzionismo

SYRIA-CONFLICT-AIDUn segnale di speranza. Questo arriva dal terreno in Siria, dove da sabato è entrata in vigore la tregua. A sottolinearlo sono stati a Washington il segretario di stato americano John Kerry ed il ministro degli Esteri tedesco Frank-Walter Steinmeier. Kerry ha sottolineato che l’America e la Russia stanno verificando se ci siano effettivamente state violazioni della tregua o se gli obiettivi dei raid siano stati i terroristi dell’Isis e di al-Nusra, esclusi dal cessate il fuoco. Intanto sono arrivati in un sobborgo di Damasco i primi convogli di aiuti delle Nazioni Unite alle città sotto assedio portando viveri e medicine a oltre 100mila persone. “Molti di questi aiuti  – ha detto Kerry – potrebbero arrivare più velocemente”, e ha accusato il presidente siriano Assad di ostruzionismo esortandolo a non impedire la distribuzione dei soccorsi e a mostrare “una certa misura di decenza, se possibile”. E mentre gli Stati Uniti annunciano di voler rafforzare il sostegno militare all’Iraq per la riconquista di Mosul, l’Isis giustizia otto foreign fighters olandesi, colpevoli di diserzione e ammutinamento. Un segnale di crisi all’interno?

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La fragile tregua e il nuovo corso della diplomazia

hamaLe prime 48 ore del cessate il fuoco sono state “incoraggianti” nonostante le violazioni registrate. Così l’inviato delle Nazioni Unite Staffan De Mistura, che sottolinea in un’intervista come la tregua consentirà “all’Onu di accelerare l’azione umanitaria e porterà ad un’atmosfera più serena per i negoziati diplomatici”. L’Onu è infatti pronta a consegnare aiuti a quasi due milioni di persone nelle zone assediate, nel primo trimestre di quest’anno. A gestire le violazioni sono Mosca e Washington, mentre il palazzo di Vetro fornisce supporto logistico: “Nel centro operativo, che comprende anche una piccola stanza separata per i russi, per i problemi linguistici, verificano la portata degli incidenti, studiano i sistemi d`arma usati, e agiscono a livello diplomatico, con i rispettivi alleati, per contenerne le conseguenze”. Le trattative riprenderanno tra una settimana, per “arrivare a una soluzione politica con una nuova governance, una nuova costituzione ed elezioni entro 18 mesi monitorate dall’Onu”. Intanto Lavrov e Kerry, in un colloquio telefonico, confermano l’importanza del coordinamento militare tra i due Paesi per l’attuazione del cessate il fuoco

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I ribelli siriani dicono si alla tregua

Syrian man rides his bike along a street damaged by shelling in the neighbourhood of Jobar, on the eastern outskirts of the capital Damascus, on February 24, 2016. / AFP / ABDULMONAM EASSA (Photo credit should read ABDULMONAM EASSA/AFP/Getty Images)

Lungo le strade di Jobar, quartiere di Damasco colpito dai bombardamenti, 24 febbraio (ABDULMONAM EASSA/AFP/Getty Images)

Una telefonata tra Putin e il re dell’Arabia Saudita Salman, poi l’annuncio: il Comitato supremo per i Negoziati, rappresentativo delle formazioni dell’opposizione siriana vicine al regno saudita, accetta il cessate il fuoco di 2 settimane promosso da Russia e USA, “per testare la serietà dell’impegno dell’altra parte”. Dunque dopo Assad, dopo le forze curde anche i sunniti vicini a Ryadh accettano di far tacere le armi a partire dalla mezzanotte di sabato.  “D’accordo con gli USA potremmo bombardare chi non rispetta il cessate il fuoco”, dichiara il vice ministro degli esteri russo Bogdanov. Intanto le forze di Damasco, appoggiate dai Russi, riprendono il controllo della città di Kanasser, 50 chilometri a sud di Aleppo, strappandola all’Isis. Le truppe di Assad, a questo punto, controllano una arteria vitale per i rifornimenti alal città e potranno affluire verso Aleppo anche da est.  “I Curdi sono come l’Isis”, tuona intanto la Turchia, “perché vogliono dividere la Siria, tregua o non tregua”, dice Ankara: “risponderemo se riterremo che la sicurezza nazionale sia minacciata”. Da domani caccia sauditi saranno di stanza nella base turca di Incirlick. Da domenica dunque, la parola torna ai diplomatici, già domani Staffan De Mistura potrebbe riconvocare a Ginevra le parti in conflitto.

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Kerry al Senato: la spartizione della Siria è una possibilità

US Secretary of State John Kerry testifies during a Senate Foreign Relations Committee hearing about the budget on Capitol Hill in Washington, DC, February 23, 2016. / AFP / SAUL LOEB (Photo credit should read SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

Audizione del segretario di Stato John Kerry alla commissione esteri del Senato Usa a Washington DC, 23 febbraio 2016. SAUL LOEB/AFP/Getty Images)

“Se l’accordo di pace non dovesse funzionare il presidente Obama ha un piano B. A quel punto la spartizione della Siria potrebbe essere la soluzione.” Così il Segretario di Stato americano John Kerry risponde alle domande dei senatori sulla guerra in Siria. Ma come vanno interpretate le sue parole? Un’espediente per sottolineare ancora una volta che l’America non è disposta ad inviare truppe in Medio oriente, neppure di fronte ad una minaccia di disintegrazione? L’ennesimo bluff  per spaventare Turchi e Sauditi e indurli a rispettare la tregua? Un ammonimento ai Russi, interessati a riconsegnare al controllo di Damasco un paese unito? Una reale prospettiva negoziata con le cancellerie delle grandi potenze?

I giornali sauditi registrano a malapena questa dichiarazione, i giudizi, quando ci sono, sono sprezzanti: “gli americani non capiscono di cosa parlano” scrive un columnist di Al Hayat vicino alla famiglia reale. Intanto il ministro degli esteri del regno, a pochi giorni dall’entrata in vigore del cessate il fuoco russo-americano, annuncia che Ryadh si prepara ad inviare missili terra aria ai ribelli, per consentirgli di sfidare la supremazia aerea russa.  Continua a leggere

Strage ad Homs

homsDecine di morti e feriti, un bilancio che sale ogni minuto che passa. Duplice attentato nella città di Homs, in Siria. Intanto Assad attacca l’Arabia Saudita, “principale finanziatore dei terroristi” insieme ad altri “80 Paesi”, che sosterrebbero il terrore “direttamente con il denaro, con il supporto logistico, inviando armi o combattenti” o attraverso “il sostegno politico in varie sedi internazionali”. E punta il dito contro la “manipolazione mediatica dell’Occidente” negando che il governo abbia ostacolo gli arrivi di aiuti umanitari. “Tra 10 anni – ha detto – sarò ricordato come colui che ha salvato il Paese”. E a proposito dei raid russi in Siria sostiene che non ci siano prove di civili colpiti: “sono invece gli americani che hanno ucciso molti civili nei raid nel nord del Paese”

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Onu, fallito il tentativo russo di risoluzione sull’integrità della Siria

Vladimir PutinSi è concluso con un nulla di fatto il tentativo russo di far approvare al Consiglio di Sicurezza dell’Onu una risoluzione sul rispetto dell’integrità territoriale e la sovranità della Siria. Una mossa per sostenere la sovranità territoriale di Damasco contro l’ingerenza di Ankara. A bloccare la bozza Stati Uniti e Francia che, come la Russia, detengono il potere di veto. Secondo l’ambasciatore francese Francois Delattre il sostegno russo ad Assad non ha fatto altro che aumentare le tensioni, mentre la collega americana, Samantha Power, ha accusato Mosca di voler “creare diversivi”.  Intanto Obama cerca una mediazione, e chiede ad Ankara e al Pkk “prove di moderazione”, e alla Russia e ad Assad di fermare il fuoco contro le forze di opposizione moderate. Oggi gli esperti dell’International Syria Support Group (Issg) si incontreranno a Ginevra. Alla vigilia dell’ingresso nel sesto anno della sanguinosa guerra civile, le speranze di pace sono più flebili che mai

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Il gioco di ruoli in Siria

cartinaNel linguaggio diplomatico insistere che non c’è nessuna gara “tra me e Putin in Siria”, come ha dichiarato il presidente americano Obama, non vuol dire che c’è collaborazione ma può significare che esiste qualche tipo d’intesa. Il conflitto siriano continua senza una strategia chiara se non quella di lasciare piena libertà ai russi di trovare una soluzione. Di tanto in tanto, però, Obama critica Mosca “timidamente” per i bombardamenti “indiscriminati” contro i civili. Sembra un gioco di ruoli in cui Putin deve fare il lavoro “sporco”. E per il momento lo sta compiendo efficacemente. I massicci bombardamenti russi, hanno permesso alle truppe del regime di Assad di avanzare nel nord del Paese, dove hanno riconquistato 800 chilometri quadrati di territorio e 73 centri abitati prima in mano all’Isis solo dall’inizio di febbraio

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Escalation

Oggetti di porcellana in mostra al mercato di Damasco (Photo credit should read JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Oggetti di porcellana in mostra al mercato di Damasco (JOSEPH EID/AFP/Getty Images)

Una guerra civile sanguinosa e distruttiva si sta trasformando in una ancor più rischiosa guerra internazionale tra potenze rivali. L’avanzata delle forze governative verso Aleppo, con l’appoggio dei bombardieri russi e dei Pasdaran iraniani, ha indotto l’Arabia Saudita ad ipotizzare un intervento di truppe di terra. Se questo avvenisse sarebbe un pericoloso salto di qualità. Le potenze internazionali che dichiarano di intervenire contro l’Isis si farebbero, in realtà, la guerra tra loro, schierandosi pro o contro la permanenza al potere del presidente Assad.  In questo clima è molto improbabile che i colloqui di pace di Ginevra, appena sospesi, possano riprendere prima che sia decisa sul terreno la battaglia per il controllo di Aleppo. La conferenza dei donatori a Londra ha stanziato una somma superiore al previsto, 10 miliardi di dollari, soprattutto per aiutare i paesi che maggiormente sopportano il peso dei profughi: Turchia, Libano e Giordania. In cambio questi paesi si sono impegnati a rilasciare ai rifugiati siriani permessi di lavoro. E’ chiaro anche da questo segnale che nessuno pensa ad una rapida fine del conflitto. Continua a leggere