Appuntamento al buio a Ginevra

GettyImages-506696262 (1)E’ una strana danza, scrive il New York Times, quella che la comunità internazionale si appresta a celebrare a Ginevra. Nessuno sa chi sono i convitati al tavolo di pace per la Siria, e neppure se siederanno insieme o in stanze separate. L’opposizione ad Assad teme che le sarà servita “una coppa di veleno” in nome della stabilità futura dell’area e si sente tradita dagli Stati Uniti che non chiedono più che Assad si faccia da parte Continua a leggere

Siria: la fame come arma di guerra

A Syrian child eats a fruit on the outskirts of the besieged rebel-held Syrian town of Madaya, on January 11, 2016, after being evacuated from the town. Dozens of aid trucks headed to Madaya, where more than two dozen people are reported to have starved to death, after an outpouring of international concern and condemnation over the dire conditions in the town, where some 42,000 people are living under a government siege. / AFP / LOUAI BESHARA (Photo credit should read LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)

Un bambino siriano mangia un frutto alla periferia della città assediata di Madaya dopo essere stato evacuato. LOUAI BESHARA/AFP/Getty Images)

 

Arrenditi o muori di fame! Intere città lasciate per mesi senza nulla, cibo, medicine, elettricità e acqua. Convogli di rifornimenti intercettati da milizie e rivendute a prezzi astronomici ai civili. Morti per fame o mancanza di cure a centinaia. Una colonna di aiuti della mezzaluna rossa è entrata a Madaya, altre due stanno portando aiuto nelle zone sciite a nord. Il mondo esterno sta  iniziando a penetrare questi fortini della sofferenza, le atrocità nascoste di questa guerra vengono alla luce, è un segno di ritorno alla normalità? C’è ancora molto da fare, dicono le Nazioni unite, siamo solo all’inizio. 400mila gli abitanti di villaggi assediati, circa 4 milioni quelli di zone isolate e tagliate fuori dalle vie di comunicazione. Quando tutto sarà finito che paese sarà divenuto la Siria? L’Onu teme che resterà per anni un enorme campo profughi bisognoso di tutto.  Continua a leggere

L’eterna insurrezione irachena

(STRINGER/AFP/Getty Images)

Le forze dell’Isis scacciate da Ramadi e da altri centri iracheni non scompaiono ma entrano in clandestinità. Il rischio è che alimentino una nuova ondata di attentati terroristici che riporti il paese agli anni peggiori dell’insurrezione contro la presenza occidentale, in un groviglio reso ancora più velenoso dal conflitto tra sciiti e sunniti, tra Iran e Arabia Saudita, che proprio in Iraq può trovare un fertile terreno di gioco. Intanto nei corridoi dei palazzi di Baghdad è in corso un braccio di ferro perché non a tutti piace l’assegnazione dell’appalto per riparare la diga di Mosul ad una ditta italiana. In Siria le forze curde hanno ormai pieno controllo delle principali vie di accesso nel paese dalla frontiera turca. A sud di Damasco, un convoglio umanitario è in viaggio per salvare dalla morte per fame la città assediata di Madaya. Continua a leggere

Egitto, l’ombra del Daesh dietro l’attacco

A member of the Egyptian security stands guard in front of the entrance to Bella Vista Hotel in Red Sea resort of HurghadaCosa c’è dietro l’assalto al resort di Hurghada? Criminali o jihadisti? Quello di ieri è solo l’ultimo di una lunga serie di attentati in una zona, quella del Mar Rosso, segnata da una forte instabilità politica, dove si consuma lo scontro sociale tra i beduini locali, esclusi dai vantaggi portati dal turismo, e il governo centrale, e dove si rafforza l’organizzazione Ansar Bayt al Maqdis, che ha giurato fedeltà al Califfo, e ha rivendicato l’attentato di turisti israeliani al Cairo come risposta all’appello di “uccidere gli ebrei”

 

Continua a leggere

Nel 2015 l’Isis ha perso il 30% del suo territorio

Belgium searching for two new suspects linked to Paris attacksMentre gli inquirenti belgi ritengono di aver identificato i due uomini che da Bruxelles coordinarono gli attacchi di Parigi, la coalizione a guida americana fa sapere che nell’ultimo anno l’Isis ha perso circa il 30% del territorio che controllava tra Siria ed Iraq. In Europa intanto, sotto la pressione delle centinaia di migliaia di profughi che stanno cercando di raggiungere il Vecchio Continente, scricchiola l’accordo di Schengen e con questo la libera circolazione dei cittadini all’interno dell’Unione. A Bruxelles è in programma oggi un vertice dopo che Svezia e Danimarca, ultime in ordine di tempo, hanno deciso di reintrodurre i controlli alla frontiera. Non scema, infine, la tensione tra Iran ed Arabia Saudita scatenata dall’esecuzione dello sceicco sciita Nimr al Nimr con Teheran che ha vietato i pellegrinaggi a La Mecca.

Continua a leggere

Il conflitto siriano: tra minacce e piccoli passi diplomatici

putin1Una cosa è certa. Nello scacchiere siriano tutto è possibile. La guerra continua anche se in pochi capiscono i veri obiettivi. Quello che è iniziato come uno scontro interno, una ribellione contro un regime dittatoriale, è diventato in poco tempo un conflitto internazionale di grande complessità difficile da decifrare. Solo così si possono capire i cambiamenti di alleanze, di posizioni e le dichiarazioni che arrivano ogni giorno sulla Siria. Il presidente russo conferma tutto ciò con le sue parole di ieri nella conferenza stampa di fine anno.

Davanti a 1400 giornalisti provenienti da tutte le testate del mondo, Putin ha teso la mano agli Stati Uniti per arrivare a un accordo che può non piacere al regime di Damasco, ha accusato duramente la Turchia ancora una volta per aver compiuto deliberatamente «un atto ostile» abbattendo il jet russo e ha chiuso minacciando i turchi: «Provino a volare sulla Siria adesso!». Una perfetta sintesi di quello che è oggi il conflitto siriano.

Continua a leggere

Bruxelles, blitz vietati tra le 23 e le 5. Così Salah è riuscito a fuggire

Mentre in Marocco è il giorno della firma dell’intesa per un governo d’unità in Libia, dal Belgio arriva una notizia clamorosa: Salah Abdeslam, il terrorista protagonista degli attentati a Parigi del 13 novembre, ha evitato la cattura per una singolare legge in vigore in Belgio. “Non siamo riusciti ad arrestarlo anche perché il codice penale vieta le perquisizioni notturne”, ha detto il ministro della Giustizia belga. Intanto nel Mediterraneo continua la strage dei migranti: ieri al largo delle coste turche e greche recuperati i corpi di altri 6 bambini annegati

Continua a leggere

Mosul, l’Italia manda 450 uomini a difesa della più importante diga dell’Iraq

Renzi annuncia l’invio di un contingente militare, insieme agli Usa, per proteggere i lavori sull’importante infrastruttura che si trova in una zona contesa dai jihadisti. L’appalto per i lavori di messa in sicurezza della diga alla ditta italiana Trevi. Intanto l’Arabia Saudita lancia la coalizione islamica anti-Isis cui aderiscono 33 Paesi: non c’è l’Iran, ma lo Yemen. Il presidente russo e il segretario di Stato Usa: “Insieme possiamo fare la differenza”.

 

Continua a leggere

Kerry a Mosca. Usa e Russia cercano un terreno comune in Siria

E’ in forse la conferenza di New York, la terza sul futuro della Siria. Dovrebbe tenersi venerdì ma le divisioni tra le grandi potenze non fanno ben sperare. Il segretario di stato Kerry è a Mosca per trovare un accordo almeno parziale con Putin che gli consenta di mettere qualcosa di concreto sul tavolo. E sul tavolo dell’Europa oggi c’è la proposta bomba di creare una polizia di frontiera e un corpo di guardia costiera unico per l’area di Schengen. Se venisse approvata sarebbe una cessione di sovranità di portata immensa.   L’Isis intanto continua a dimostrare una eccellente capacità organizzativa e si procura enormi finanziamenti con meccanismi che vanno dall’estorsione, come le moderne mafie, alla zakat la “decima” islamica, che risale al medioevo, dal saccheggio alla vendita a prezzi agevolati dei beni frutto di scorrerie. Continua a leggere